Viaggio sulla macchina del tempo in ricordo di Manlio e Giuseppe

Il dottor Giuseppe Pinna, il carissimo amico che nel cuore degli anni tragicamente ci ha recentemente lasciato, soltanto poco tempo fa mi aveva chiesto una testimonianza su Manlio Selis.

Mi ero dichiarato disponibile ed addirittura gratificato perché Manlio merita il ricordo da parte di chi ha vissuto con Lui i momenti felici della gioventù. Gli ero legato da non lontana parentela. Suo padre Paolo era cugino di mio babbo Ferdinando, un Lòriga-Selis (da parte di Mariedda), mentre Manlio era un Selis–Lòriga (da parte di Lucia).

Guardavo a Paolo con molto rispetto. Responsabile dell’Ufficio Postale, che allora era situato in Corso Umberto 1, era stato il primo ad installare a Luras un impianto produttore di luce elettrica, una centrale alimentata a vapore i cui resti di archeologia industriale ricordo, nei primi anni trenta, in un edificio situato nello Stradone, ora via Nazionale, non lontano dall’abitazione di Mario Giua. All’inizio dell’estate terminate le scuole tornavamo in paese da Torino, dove abitavamo come tanti luresi, per i tre mesi di vacanza, rigorosamente sino alla Festa del Rosario.

Una delle prime visite era proprio all’Ufficio Postale dei Selis, e mi divertivo a sentire il ticchettio del telegrafo che sfornava lunghe striscie perforate di carta. Ero anche contento anche perché incontravo mio cugino Manlio, di quattro anni più anziano, ma che mi trattava alla pari. Manlio era una tipo speciale. Diciamo, tanto per dare un’idea del personaggio, che era il più bravo di tutti in un sacco di cose. La sua eccellente costituzione fisica poteva anche contare su un motore ad altissimo numero di giri, alimentato da una infinita sicurezza nei propri mezzi. Era il più efficace a giocare a pallone ed militò fra l’altro nella Torres, nel Tempio e nel Lauras; era imbattibile a biliardo. Nessuno voleva più affrontarlo ed allora mi reclutava come sparring partner personale.

Giocavamo a carambola ai 50 punti e me ne dava 49 di vantaggio. Lui si riservava l’acchito ed il più delle volte arrivava alla vincente quota cinquanta prima che io potessi usare la stecca. Se qualche rara volta sbagliava il colpo mi lasciava crudelmente impallato e ricominciava il suo mitragliamento di punti. Se debbo essere sincero, non mi ricordo di essere mai riuscito a prevalere.

A dimostrazione che non ipotizzava altra possibilità se non quella di essere il migliore, una volta ci rimase male perché un “certo non so chi” riscosse a Luras grosso successo come chitarrista. Manlio sparì per un mese, si rintanò nella vigna vicino ai Monti di Popoi e quando riapparve in paese suonava la chitarra meglio di tutti… Era juventino e naturalmente non era l’unico a Luras, roccaforte del tifo bianconero. Da ragazzino lo ero anch’io perché sin da quando avevo tre anni babbo mi portava a vedere le partire prima al campo di Corso Marsiglia e poi allo Stadio Mussolini, quello che adesso si chiama Olimpico. Ma ero rimasto ai tempi di Combi, Rosetta, Calligaris e successivamente di Olivieri, Foni, Rava mentre Manlio era diventato amico e ammiratore di Giampiero Boniperti. Tutto successe quando la Juventus nel 1947 giocò a Sassari contro la Torres. Erano in migliaia i tifosi bianconeri ad ammirare i loro beniamini ma uno solo riuscì a invitare a casa sua Giampiero. Il suo nome era Selis Manlio e Boniperti lo ricorda, nello scritto che viene a parte pubblicato, definendolo come suo Ambasciatore in Sardegna e ricordando l’importanza del suo carisma nei famosi “casi Virdis e Riva”.

Manlio era sicuramente, come ho già detto, un uomo fuori dell’ordinario. Lo dimostrò anche nel campo della promozione dello sport e soprattutto del calcio che più di tutti amava. Fu tra i protagonisti di una vicenda che dimostra come Luras sia essa stessa una comunità difficile da imitare. Quando nel 1946 si costituì ufficialmente la squadra di calcio si presentò il problema del campo di gioco. Fu fra coloro che maggiormente si batterono per passare dalle dichiarazioni di principio ai fatti concreti. E fui testimone della consegna alla cittadinanza di un terreno in località S’Alzolèddha da parte dell’onorevole Giorgio Bardazzellu.

Io gli ero accanto come suo “consulente tecnico”; Manlio era in testa a tanti appassionati di calcio fra cui ricordo Sebastiano Pola detto Zonza, Vittorio Pala e i miei cugini Nannino Lòriga e Mario Fenu. C’era tutto il paese: Giorgio Bardanzellu, principe del Foro di Torino, come elargitore di un prezioso terreno; chi aveva qualche possibilità come sottoscrittore di una pubblica colletta; i meno abbienti offrirono “zerronadas” di lavoro manuale per i primi lavori. Lo Stadio Limbara nacque proprio in quella occasione, alla fine degli anni quaranta. E mi sembra molto bello che la storia del calcio lurese continui nel nome di Manlio Selis e per l’impegno di suo figlio Enea che riesce a chiamare a raccolta i migliori giovani giocatori d’Italia e del Mondo. Che al suo appello rispondono “presente!” Ho voluto compiere questo breve viaggio a bordo della “macchina del tempo” per ricordare la mia e l’altrui giovinezza piena di entusiasmi, nel nome di due grandi Amici. Manlio e Giuseppe, sono certo che la terra vi sarà leggera sino a quando qualcuno si rammenterà di voi.

[Vanni Lòriga, giornalista e storico dello sport]